Prevenire la crisi degli enti locali, proposte Corte Conti Autonomie

La Corte dei Conti Autonomie, con delibera n. 15/2026, non si limita a descrivere il fenomeno delle crisi finanziarie, ma formula una vera e propria proposta di riforma del sistema.

Le principali soluzioni indicate dalla Corte portano a superare l'attuale dualismo "riequilibrio-dissesto", che ha mostrato tutti i suoi limiti. Molti riequilibri finiscono in dissesto; le procedure hanno presupposti molto simili; l'attenzione si concentra sullo strumento anziché sul risanamento effettivo dell'ente.

Per questo la sezione propone una procedura unificata di risanamento, più flessibile e orientata ai risultati.

Estendere il modello dei "Patti con il Governo" è la proposta più significativa della Relazione.

La Corte considera i Patti già sperimentati con Napoli, Palermo, Torino, Alessandria, Venezia, Genova, Salerno, Avellino e altri enti come il modello da seguire. Essi prevedono sostegno finanziario; affiancamento tecnico; cronoprogrammi con obiettivi verificabili; monitoraggio costante; possibilità di adattare il piano alle circostanze. Secondo la Corte questo sistema è molto più efficace delle procedure tradizionali.

Per i 269 Comuni sotto i 5.000 abitanti in situazione di crisi la Corte Conti propone di rafforzare l'assistenza IFEL; creare task force di supporto; fornire capacità amministrativa e contabile; accompagnare gli enti prima che la crisi diventi irreversibile. La Corte osserva che molti dissesti dei piccoli enti potrebbero essere evitati con un supporto tempestivo.

Occorre costruire un sistema di allerta preventiva. La Sezione è molto critica verso gli attuali parametri di deficitarietà. Propone invece indicatori predittivi; utilizzo di BDAP e SIOPE+; analisi dei flussi di cassa; monitoraggio di riscossioni, FCDE, contenzioso, debiti fuori bilancio, anticipazioni di tesoreria; utilizzo anche di strumenti di intelligenza artificiale.

La Corte suggerisce anche che le Sezioni regionali non si limitino a controllare gli enti; possano individuare quelli che necessitano di un percorso di risanamento; indirizzarli verso gli strumenti correttivi. Si tratterebbe di un ruolo più proattivo e meno meramente repressivo.

La Corte ritiene inoltre che il dissesto nell’attuale disciplina sia troppo lento; produca spesso nuove criticità; non riesca a chiudere definitivamente i problemi finanziari.

Tra le proposte: accelerare il lavoro degli OSL; evitare che dopo la chiusura del dissesto continuino a maturare interessi sui debiti già soddisfatti; riequilibrare il rapporto tra tutela dei creditori e risanamento dell'ente.

La Corte sostiene apertamente che l'attuale Titolo VIII del TUEL è inadeguato e che la risposta alle crisi non può essere affidata solo a dissesto e riequilibrio.

La ricetta proposta è prevenzione precoce; affiancamento tecnico e finanziario;

Patti di risanamento personalizzati; riforma organica del Titolo VIII TUEL.

In sostanza, la Corte passa da una logica "sanzionatoria" ad una logica di accompagnamento e risanamento assistito, molto simile a quella utilizzata nei piani di rientro sanitari regionali.