Alienazione immobili pubblici: motivazione rafforzata e valorizzazione al centro delle scelte

Nella deliberazione n. 99/2026/PAR, la Corte dei Conti per l'Emilia-Romagna, pur dichiarando inammissibile una richiesta di parere sulla cessione di un immobile comunale in luogo del pagamento di un debito, ha richiamato alcuni principi di interesse generale per gli enti locali.

La Corte ha ricordato, in particolare, che "la capacità giuridica del soggetto pubblico non può essere esercitata in modo svincolato dal quadro normativo (di derivazione pubblicistica) che disciplina l'amministrazione e la gestione del patrimonio degli enti locali", rilevando infatti i "i principi di legalità, imparzialità, buon andamento, economicità, trasparenza e sana gestione finanziaria".

Particolare attenzione deve essere dedicata alla gestione del patrimonio: "i beni immobili dell'ente, non strumentali all'esercizio delle proprie funzioni istituzionali, devono essere opportunamente valorizzati", e "non può escludersi che (per i beni “patrimoniali”) la valorizzazione passi attraverso la dismissione".

Secondo i giudici contabili, tuttavia, prima di procedere a una dismissione "il decisore pubblico deve necessariamente valutare, in rapporto al contesto socio – economico del territorio, se la scelta che intende perseguire sia effettivamente volta alla corretta gestione del patrimonio pubblico quale espressione concreta dei principi di buon andamento e di sana gestione dell'Ente". Inoltre "non è elemento di secondo piano la valutazione delle stesse condizioni finanziarie e dello stato economico dell’Ente nel cui ambito la scelta di dismissione si inserisce".

La pronuncia ha sottolineato, quindi, che, in casi del genere, "l'apparato motivazionale (...) deve essere particolarmente meditato" e deve fornire "un quadro d'insieme che riporti esattamente il contenuto delle ragioni sottese alla decisione nel cui contesto dar conto anche della sintesi cui si è pervenuti bilanciando i diversi interessi in gioco".